Aldo Tagliapietra nasce a Murano-Venezia, il 20 febbraio 1945.
Il padre era un apprezzato maestro vetraio, ma fin da subito non è l’arte del vetro ad affascinare Aldo, il quale preferirà ben presto la musica.
Comincia giovanissimo a prendere lezioni di pianoforte dal prof. Guido Vecchi, dopo qualche anno vince un concorso per giovani autori e consegue la Licenza di Teoria e Solfeggio al Conservatorio Cesare Pollini di Padova.
L’attività artistica vera e propria comincia nel 1966 quando entra a far parte del gruppo musicale che il chitarrista veneziano Nino Smeraldi stava formando con Marino Rebeschini alla batteria, Claudio Galieti al basso e Alberto Novello alle tastiere.
Si facevano chiamare Le Orme.
Aldo si fa apprezzare subito come cantante e proprio il suo falsetto diventerà il forte elemento di continuità e di riconoscimento del gruppo.
Oltre che la voce è presto anche il bassista e l’autore di gran parte delle canzoni di maggior successo.
A partire dal Disco per l’Estate del 1968 con Le Orme partecipa a varie edizioni del Festival Bar e a due Festival di San Remo, colleziona due Dischi d’Oro, un Premio della Critica, e si esibisce in centinaia di concerti non solo in Italia ma anche all’estero e negli ultimi anni partecipa ai più importanti Festival di Musica Progressiva ottenendo ottimi riconoscimenti a livello internazionale.
Nel 1984, in un momento di pausa dell’attività de Le Orme, Aldo intraprende per la prima volta la strada da solista e realizza l’album …nella notte, in cui compie un lavoro di recupero delle radici del rock.
Da sempre la ricerca caratterizza il suo lavoro e quando nel 1994 incontra Budhaditya Mukherjee e inizia a studiare il Sitar, affascinante strumento indiano e sua antica passione, si delinea per lui una nuova e importante fase artistica.
Le lezioni si svolgono tra Venezia, Londra, Francoforte e Calcutta. Su questo strumento Aldo scrive anche un Metodo non ancora pubblicato (Manuale di musica indiana e Sitar).
Nel 1998 dopo l’ultimo viaggio in India, vuole esprimere il significato di quell’esperienza in cui la sua formazione occidentale si era incontrata con la filosofia e la musica indiana e compone Il viaggio, dove impiega per la prima volta il Sitar come strumento principale.
Nel maggio 2008, dieci anni dopo, esce il cofanetto dallo stesso titolo che contiene il cd e un libro, un’autobiografia in cui il viaggio in India diventa una metafora della vita e Aldo racconta la sua, vissuta attraverso gli anni del Beat, del Rock, tra le sperimentazioni musicali, fino ai Raga indiani.